Uncharted 2: Among Thieves (PS3)
Avrebbe mai potuto immaginare, l’esploratore e mercante Marco Polo, che il suo favoloso viaggio presso il Kublai Khan sarebbe stato teatro più di 700 anni dopo di un’avventura fatta di bit e poligoni? La risposta è ovviamente un secco no, ma se oggi possiamo bearci di un seguito così ben congegnato a livello di trama, forse dobbiamo un “grazie” anche all’indomito veneziano.
Da studios comunque conosciuto e rinomato sin dai tempi della prima PlayStation, i ragazzi di Naughty Dog sono ad oggi considerati tra gli sviluppatori di punta tra i first party Sony, avendo dato i natali al gioco che trascinò PS3 durante i primi mesi di vita, e per le vendite e per il lustro che riuscì a dare alla console Sony. Uncharted rappresentava una felice commistione di elementi action (mutuati in parte da Gears of War, vedi sistema di copertura), con consuetudini derivanti dalla preistoria di PSX e più precisamente da Tomb Raider, per quanto concerne gli elementi esplorativi-platform (tanti) e situazioni puzzle-solving (pochine invero). Il titolo dimostrò, prima di qualunque altro, cosa potesse reclamare la console Sony in termini di orgia grafica, se consegnata in mani sapienti e finanziate pesantemente da Sony. Uncharted II torna riproponendo la stessa struttura di gioco, condita però da aggiunte e migliorie che lo candidano senza alcun dubbio al ruolo di principale esponente del genere su PS3 e non solo.
Il gioco ci cala nuovamente nei panni dell’avventuriero dalla maglietta eternamente sudicia e strappata, alla ricerca della fantomatica pietra Cintamani e di Shangri-là, quel mitico regno le cui porte di accesso trovano posto nientemeno che in Tibet. Al nostro fianco avremo all’inizio dell’avventura due personaggi inediti per la serie: la bella Chloe, vecchia fiamma di Nate e l’amico Flynn, anch’egli tombarolo dal ghigno facile. Ciò che sorprende sin dalle prime fasi è la varietà di situazioni e soprattutto di ambientazioni che ci troveremo ad esplorare: intrufolarsi come il miglior Arsenio Lupin all’interno di un museo, senza il minimo uso di forza letale, introduce una delle novità di rilievo pensate per noi dai Naughty Dog: il concetto di stealth game sposa le meccaniche prevalentemente action di Uncharted. Nel corso dell’avventura saremo quindi chiamati a disarmare e cogliere alle spalle i mercenari che il folle Lazarevic, criminale di guerra che insegue anch’egli la pietra Cintamani, ci sguinzaglierà contro. L’introduzione di queste fasi è ben congegnata e mai fine a se stessa, provocando nel giocatore una rinnovata sensazione di piacere, nello sgominare 5-6 felloni senza sparare un colpo, permettendo quindi di affrontare le situazioni che gli si parano d’innanzi nel modo che preferisce. Fucile AK-47 spianato o ninja silenzioso? O meglio ancora, una bella balestra così poco appariscente, ma tremendamente efficace? Varietà di ambientazioni dicevamo. Passare dalla foresta del Borneo alla neve dei picchi del Nepal, per giungere ad affrontare un intero livello a bordo di un treno (Killzone 2 anyone?), permette a questo seguito una maggiore diversificazione, che forse “intrappolava” il primo Uncharted nell’eccessiva vegetazione lussureggiante delle isole incontaminate. Non c’è nulla che possa impedire ad una storia ben raccontata e dispiegata di far spiccare il volo ad un gioco che possieda già le caratteristiche qualitative di Uncharted II. La recitazione, il brivido e il mistero dettato dall’ affascinante viaggio di Marco Polo, le vicende che ci porteranno come dicevamo ad esplorare i quattro angoli del globo, la lunghezza dell’avventura che si conclude soltanto dopo almeno 12 ore di gioco, i dialoghi che soltanto in rari casi sfociano in discutibili banalità e la presenza scenica di Nathan Drake, sbruffone e simpatico come pochi. Stereotipato forse, ma anche profondamente umano da provare una variegato ventaglio di emozioni nel corso del gioco (riprodotte in maniera fedele da animazioni facciali che sfiorano la perfezione, in particolare durante le scene d’intermezzo realizzate col motore grafico del gioco e che ormai raggiungono quasi i livelli di una CG, ma delle quali parleremo più avanti). Tutto questo contribuisce a puntellare e rinforzare il telaio del gioco, laddove forse peccava nel primo in una mancanza di coesione, di collegamento tra le varie fasi.
La critica comune rivolta alla prima avventura di Drake, riguardava l’eccessiva vena “sparacchina” del titolo, che più volte nel corso del dipanarsi degli eventi, rinnegava l’esplorazione per sposare le meccaniche più vicine ad un Gears of War. Tagliare pesantemente queste fasi, avrebbe probabilmente snaturato l’anima di Uncharted. Chi ha odiato il primo per tutto ciò, non troverà certamente differenze sostanziali, pur essendo degno di nota l’aumento di fasi esplorative e di puro platform a discapito di momenti a base di piombo. Queste però si alternano con maggiore naturalezza e soprattutto, vedi ai livelli di difficoltà più elevati, non propongono inermi bambocci alla ricerca della morte prematura, bensì abili mercenari che cercano adeguate coperture, avanzano con scudi protettivi e lanciano continuamente granate che impediscono al giocatore di conservare una posizione sicura. Raramente dunque i nemici si espongono al fuoco diretto, costringendo spesso Drake ad aggirare la posizione, grazie anche all’aiuto di Chloe prima, Sully ed Elena poi (il vecchio donnaiolo e la bella Elena sono di nuovo in gioco, si). Se nel primo capitolo, l’arrivo di orde di nemici quasi scoraggiava il giocatore, in questo seguito la comparsa del nemico allerta l’utente costringendolo a trovare una rapida “sistemazione” dalla quale bersagliare i felloni, il tutto con una piacevolezza figlia certamente di un level design ispirato ai massimi livelli. Tutto pare disegnato per permettere al giocatore il più ampio libero arbitrio, nell’approccio all’avventura. Sconcertante la ricercatezza nelle costruzioni e nei dettagli, anche i più insignificanti (in una cittadina semi-distrutta e deserta che vi troverete ad esplorare, lascia di stucco la raffinatezza poligonale di un piano d’appartamento crollato, “finemente” diroccato, con un gabinetto distrutto e lo scarico che perde acqua su un pavimento di maioliche un tempo lucidissime, mentre una vasca e dei tubi scoperti fanno capolino al lato di quello che era un bel bagno). Proponendo una percentuale di gameplay che prevede un 60 % di fasi a base di pistola rovente e un 40 % di elementi platform, inseriamo una dose purtroppo ancora piccola di puzzle-solving, che spesso si riduce in brevi e poco impegnativi passaggi, dipanabili anche grazie al diario di Drake, che citiamo come presenza veramente simpatica e ben riuscita (fa molto Indiana Jones il poterlo sfogliare, leggere gli appunti che ripercorrono tutta l’avventura e le simpatiche faccine disegnate a mo’ di caricatura del vecchio Sully).
Nate lo conosciamo per la sua natura felina, di arrampicatore nato. I picchi del Nepal dei quali parlavamo poco sopra, non metteranno in difficoltà il nostro eroe, che però dovrà vedersela anche con scalate in ambiente urbano, sempre più spettacolari, che ci porteranno ad ammirare degli scorci assolutamente impareggiabili. Il piatto forte, lo avremo ovviamente quando il ghiaccio e la neve circonderanno ovunque Drake e potremo sentire quasi a pelle il freddo lancinante. I crepacci, le stalattiti e le stalagmiti, gli appigli da inventare, ci porteranno ad azioni degne del migliore Sylvester Stallone in Cliffhanger. Le arrampicate rappresentano una buona dose di tempo che il giocatore dovrà dedicare all’avanzamento nel gioco. Non si tratta di momenti troppo guidati e spesso le distanze da terra saranno tali, che il mancare la presa porterà il povero Nate ad un contatto diretto col suolo, con conseguente morte istantanea. Spesso queste spettacolari fasi, saranno cadenzate da sontuosi eventi scriptati a fare da sfondo, rispetto ai quali i ragazzi di Naughty Dog sembrano avere da insegnare a tutti: Uncharted II può evidentemente fregiarsi del titolo di gioco maggiormente “cinematografico”, come ci piace definire quella produzione ad altissimo tasso di spettacolo audio-visivo, del quale lo script sa essere sapiente padre. Improvvise comparse di minacciosi elicotteri da guerra, crolli di intere parti di gigantesche costruzioni, esplosioni che devastano intere aree, mezzi che irrompono all’improvviso e tanto altro, che contribuiscono a compromettere anzitempo le coronarie del giocatore. Se il videogioco deve essere soprattutto coinvolgimento ed emozione, Uncharted II dovrà essere ricordato come un esponente principe di questa generazione, forse fino all’arrivo del terzo capitolo. Evitare questi pericoli non sarà facile, ma dicevamo che l’abilità felina di Nate non sorprende, lo conosciamo. Ma queste fasi ci permetterano di apprezzare inoltre il lavoro svolto dai programmatori in quanto ad animazioni. Lo scorrere rapido tra un roccia e l’altra, la corsa, salto in alto e in lungo, lancio della bomba, ma non solo discipline olimpiche. La copertura, l’avvicinamento silenzioso, tutta base dell’ottimo primo capitolo, riproposte in modo rinforzato per consegnarci un Nate in movimenti quasi inappuntabili (ma vale anche per comprimari e mercenari).
Si parlava di ambientazioni innevate e questo permette di introdurre qualche parola sul comparto tecnico. Certamente, alla vista dei primi fiocchi di vera neve, tanti sentiranno l’irrefrenabile impulso di gettarsi nel monitor della TV e rotolare beati tra quelle stessa neve che in maniera tanto realistica viene dapprima scostata al passaggio lento o in fuga di Drake e poi si intacca sulle sue vesti, al minimo accenno di rotolamento. Davvero un effetto a dir poco squisito, che fa parte di una nutrita lista di perle grafiche. Tralasciando per un momento la modellazione dei personaggi, in particolare di Drake, che qui ritorna “semplicemente” potenziata dal primo capitolo divenendo ora inappuntabile e perfetta, grazie anche alle animazioni facciali che rendono molto più umano Drake, è il sistema d’illuminazione a far ora la differenza. Non sarebbe bastato del semplice nevischio, se questo non fosse battuto dal Sole che ne fa quasi brillare ogni singolo fiocco, mentre il passaggio dal buio di una grotta, alla luce aperta denuncia un effetto “d’accecamento” degno di una complessità quasi umana. Le lastre di freddissimo ghiaccio, sono da brividi sulla schiena, dotate di texture ampiamente sopra la norma. Un’orgia poligonale dunque, che raggiungere il suo apice nella scalata cittadina di un hotel abbandonato, dove la vista non trova riposo, dove ogni singolo dettaglio è nascosto solo alle capacità visive del singolo e non dai limiti della macchina. Finalmente, ogni cosa è al suo posto ed ogni cosa è interamente poligonale. Il Borneo lo ricorderete per l’acqua viva, forse addirittura lievemente migliorata rispetto alla già miracolosa riproduzione del primo episodio. Il fuoco brucia l’aria circostante e arde vivissimo. E quando la pioggia scenderà copiosa, sarete finalmente anche voi bagnati fradici e starnutirete nell’umidità della foresta, mentre i lampi nel cielo illumineranno a giorno per alcuni istanti. Proseguirete per sperduti e arroccati villaggi montani, dotati di una texturizzazione che è semplicemente lo stato dell’arte e ammirerete delle ombre mai cosi’ arrotondate (a proposito, zero aliasing), per monasteri dimenticati e malinconicamente pittoreschi. Il frame-rate, che nel primo Uncharted lasciava spazio a rari tentennamenti, qui è saldamente ancorato per tutto lo svolgersi dell’avventura sui 30fps. Resta da dire qualcosa sulle scene d’intermezzo, semplicemente da Oscar: si tratta con ogni probabilità di un livello tecnico assolutamente inavvicinabile da altre produzioni, già uscite ed in dirittura d’arrivo, tanta e tale è la potenza realistica e la disarmante “umanità” dei personaggi digitali; soltanto i Naughty Dog potranno destituire i Naughty Dog. Tante altre parole si dovrebbero spendere sul lavoro certosino svolto da questi ragazzi, ma poco servirebbe per esprimere quello che ogni programmatore vorrebbe “partorire” a livello tecnico e di level design che, ripetiamo, tocca vette mai viste prima, denotando certamente il maggiore miglioramento insieme alla cosmesi rispetto al primo Uncharted. Ciò che fa la differenza tra un avanzare meccanico e un lento e “affamato” proseguire per svelare ogni singolo angolo del gioco, sta proprio qui. A chiudere il cerchio, menzione di merito per dei campionamenti audio che faranno drizzare i peli anche ai più estremi utilizzatori di impianti Dolby pompati. Le armi suonano realistiche, così come le roboanti esplosioni, i motori ruggenti dei mezzi nemici, che irromperanno nella vostra stanza per la gioia dei vostri subwoofer e soprattutto dei vicini. Interessante notare come le grandi produzioni interne a Sony, come Killzone 2 e appunto Uncharted II, possiedano un comparto audio di eccelso livello qualitativo. Infine troviamo un doppiaggio in italiano molto buono (a parte alcune scelte cicliche e forse discutibili) ed una colonna sonora che conta brani orchestrati di grande impatto emotivo, tra nuove tracce (Road To Shambhala) e vecchie riproposizioni lievemente riarrangiate dal primo episodio, ma sempre graditissime.
Sembrerebbe un titolo senza difetti ed effettivamente, a parere di chi scrive, non c’è fianco che Uncharted II scopra, ne posizione che i Naughy Dog non difendano esemplarmente. Tutto fila come nelle grandi e storiche produzioni, quelle che segnano un genere o se volete una generazione. Volendo trovare il pelo nell’uovo però, le quasi inattacabili animazioni a volte denuciano delle lievi incertezze, mentre fa storcere il naso la presenza di mini-boss di livello, che non cadono nemmeno dopo una decina di fucilate. La raccolta dei tesori allunga notevolmente la longevità, che però vede un leggero degrado del livello di difficoltà, compensato però dalle complesse fasi d’arrampicata, forse in presenza eccessiva a volte. Lunghi frangenti di questo genere, potrebbero annoiare alcuni più facilmente scoraggiabili di fronte a pareti ghiacciate. Per concludere, forse si sarebbe potuto lavorare maggiormente in direzione del “puzzle-solving” più impegnativo per accontentare i fan estremisti di Tomb Raider. Ma poi questo avrebbe finito per scontentare gli amanti dell’avventura che scorre liscia e senza particolari intoppi. A parere di chi scrive, si è trovato il giusto equilibrio.
Tutto questo, per riempire qualche parola di negatività, in quanto Uncharted II rappresenta il nuovo metro di paragone col quale tutti i futuri titoli del genere action-adventure dovranno inevitabilmente scontrarsi. Lunga vita ai Naughty Dog!

- tecnicamente è il nuovo metro di paragone
- gameplay vario e introduzioni stealth
- level design all’apice del genere
- trama interessante e ben congegnata
- qualche incertezza in alcune animazioni
- fasi d’arrampicata estrema, a volte troppo lunghe
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