Project Gotham Racing 4 (Xbox 360)
Lo stile per il team di Bizarre Creations dietro alla serie Project Gotham Racing dev’essere proprio un pallino fisso e lo è stato fin dall’inizio, un lontano Metropolis Street Racer (2000, Sega Dreamcast) che per primo fra i giochi di corse introdusse il concetto che non bastasse arrivare davanti agli altri, bisognava farlo con stile. Kudos, il premio per il nostro stile, una parola greca che significa fama, riconoscimento per un’ atto eccezionale e Bizarre ha applicato questo concetto alla guida, un matrimonio perfetto: per chi conosce quel brivido che si prova staccando all’ultimo in una curva, quell’esaltazione che scuote controllando un’automobile in sovrasterzo, quella sensazione di onnipotenza nell’uscire veloce da un tornante, per queste persone non esiste niente di più dolce al mondo del ticchettio che Project Gotham elargisce mentre si compiono questi atti eccezionali; Bizarre è andata a toccare il nervo scoperto di questi “pazzi”, esaltando quei momenti con le note giuste.
Guidare con stile non è facile, per farlo serve un mezzo adeguato e se nel mondo virtuale dei videogiochi il costo di una Ferrari non è un grosso problema, riuscire a guidarla come se fosse vera è un enorme problema. La filosofia di Bizarre è sempre stata far sembrare quella Ferrari reale, ma soprattutto far sentire noi come se fossimo veri piloti, in grado di domare mostri da oltre 400 cavalli e per questo il modello di guida di Project Gotham ha sempre cercato di piazzarsi secondo all’arrivo: dopo la simulazione e molto prima dell’arcade. Ogni capitolo della serie ha affinato sempre di più quest’approccio e in PGR4 si è giunti alla perfetta medaglia d’argento: quella Ferrari sembra dannatamente vera e si comporta come ci aspetteremmo facesse nella realtà… se noi fossimo dei piloti esperti. Ogni auto del parco di PGR4 ha il suo carattere e ognuna richiede un piccolo periodo di corteggiamento da parte nostra per essere conquistata, ma la ricompensa è grande. In questo nuovo capitolo il comportamento delle vetture è tendenzialmente più realistico, meno permissivo rispetto a PGR3 ed è necessaria una guida pulita nelle gare classiche e nelle prove di velocità, una guida tesa alla ricerca dell’entrata in curva perfetta, alla tenuta al limite nei raccordi; con la stessa inflessibilità è richiesto il tipico stile in sovrasterzo di PGR nelle altre tipologie di gare, dove le auto si lasciano condurre nella danza dosando l’acceleratore e gestendo i repentini cambi di direzione dello sterzo in maniera naturale e appagante. E’ PGR3, solo meglio e ancora più piacevole e parte del merito va anche all’iconica, nonché rivoluzionaria, visuale interna: in questo quarto capitolo è stata ulteriormente migliorata e acuisce ancora di più quella sensazione d’essere li, di sentire ogni curva, di subire ogni scossone, di percepire quando l’auto perde aderenza. Sono tutte piccole cose, limature e tocchi che sommati assieme restituiscono un’illusione perfetta di ciò che PGR4 si prefigge, ossia farci mettere in derapata controllata una belva da milioni e farcela sentire in mano come il più docile dei gattini. É proprio a fronte di una cura e una sapienza così magistrali che ci si chiede come sia possibile che si possano commettere errori tipo costringere a premere il tasto verde per tirare il freno a mano anche quando si usa il volante: è semplicemente fastidioso e antiergonomico e da solo incrina l’esperienza di guidare in PGR4… speriamo che Bizarre ponga rimedio al più presto con un aggiornamento.
Stile, questa parola è un collante per l’intera esperienza PGR4 e non è un caso, ogni aspetto di questo gioco trasuda stile e l’impatto grafico, da sempre tratto distintivo della serie, è l’esempio più lampante. Non è possibile trattare la grafica di PGR4 senza passare dal via, ossia quelli che possono fregiarsi d’essere fra i più belli, ispirati e geniali menu della storia; se il tema di PGR3 era il nero e l’arancio, PGR4 è dominato dal bianco. Una rappresentazione tridimensionale stilizzata delle città fa da sfondo alle corse di Bizarre, palcoscenico teatrale per la macchina del nostro pilota virtuale che, mentre noi prepariamo la sua prossima sfida selezionando le opzioni, si esibisce in sgommate, burnout e qualsiasi altra cosa permetta di lasciare segni e far fumo a un mezzo con le ruote e svariati cavalli vapore. Sono i primi istanti di PGR4 eppure si ha sotto gli occhi tutto ciò che racchiude in sè: bellezza, cura artistica, guida spericolata, città vere e una folla scalmanata. E’ ancora prima d’iniziare a giocare, quindi, che si percepisce di trovarsi di fronte a un titolo speciale, ammirando e ascoltando i menu: la stupenda colonna sonora dei Prodigy (creata appositamente per PGR4) si arricchisce di ritmi e melodie secondari man mano che ci si addentra nelle varie voci… Da restare senza parole! Mettetevi comodi e godetevi il giro del mondo visto attraverso gli occhi dei Bizarre.
San Pietroburgo, Quebec, Las Vegas, Shanghai, Tokyo, Macau, New York, Londra e il circuito del Nürburgring non sono mai stati così belli e non sto parlando di altri videogiochi, non esiste nessun altro titolo in grado di avvicinare lontanamente PGR4 nella ricreazione di questi luoghi, parlo della realtà: andate a Londra, andate sul Ring, non sono così belli dal vero, semplicemente perché la realtà raramente è così perfetta, poetica, colorata. PGR4 è più bello della realtà, PGR4 è iperrealista, una corrente artistica nata all’incirca negli anni sessanta che si prefigge di sfidare la fotografia ricreando una realtà più vera del vero, un’utopia stilistica, una perfezione irreale; come se un pittore si scomodasse a creare arte per i biglietti del tram o uno stilista si cimentasse in una stupenda linea di tute da lavoro. In PGR4 un tunnel di Tokyo sembra illuminato da un direttore della fotografia, persino i fiocchi di neve paiono dipinti da un pittore; nella realtà non esiste simile perfezione. Guardare PGR4 è un’esperienza visiva unica: ammirare il Big Ben a Londra perfettamente riprodotto, le luci di Las Vegas, i lunghissimi ponti di New York, i cieli assolati e quelli nuvolosi, la stupenda luce che bacia il Ring dopo la pioggia, con il sole che compare e scompare dietro le nuvole, quell’atmosfera perfettamente catturata del dopo temporale estivo, l’arcobaleno a San Pietroburgo e le strade ancora bagnate, i riflessi distorti nelle pozzanghere, la notte di Tokyo illuminata dalle luci al neon e dai lampi, l’aria autunnale che si respira a Quebec con quella pioggerellina appena accennata, pare quasi di sentire l’umidità nell’aria… sarebbe possibile andare avanti per pagine e sono tutte micro esperienze che lasciano di stucco, anche perché è ormai raro, purtroppo, trovare così tanta cura, così tanto “spreco di lavoro” in un videogioco e il tutto è tenuto insieme da un gusto, uno stile appunto, che non ha pari nell’ambito videoludico e potrebbe tranquillamente dire la sua in quello prettamente artistico.
A celebrazione di tanto splendore fa ritorno in PGR4 la possibilità di scattare foto in qualsiasi momento del gioco e mai come in questo capitolo è stato un piacere passare ore a girovagare per le città ammirando i paesaggi. Questa volta la gestione della profondità di campo è decisamente migliorata e altrettanto quella del motion blur applicato a sfondo e veicoli; a completare il pacchetto ci sono dei nuovi filtri e la possibilità di mostrare i propri scatti all’intera comunità di Project Gotham attraverso XboxLive. Un clic e si catturano le tonnellate di arte e stile profuse da Bizarre in ogni angolo di questo gioco e, complice un super antialiasing applicato a duopo che elimina completamente quell’ombra di scalette ravvisabili solo sulle auto, il risultato è fenomenale.
Moto ? Quelle cose con due ruote in meno delle macchine ? Cosa possono mai avere a che spartire con PGR4 ?
Questa è stata più o meno la reazione di ogni fan della serie alla notizia che, per la prima volta, PGR avrebbe ospitato l’altra metà del cielo della guida.
Lo scetticismo di fronte a un’aggiunta così radicale è scontato e considerando che la fortuna di PGR si basa sul mix fra simulazione e arcade, un modello di guida incredibilmente perfetto nella sua dualità, l’idea che Bizarre potesse tirare fuori dal nulla un altro gioiellino simile cucito su misura per i centauri era a dir poco ottimista. Ora la domanda fondamentale è: perché questa frase non suona come “e invece ci sono riusciti in pieno”? La risposta è ovvia, semplicemente non ci sono riusciti. Le moto di PGR4 non sono dei mostri che si fanno docili nelle nostre mani, non sembrano comportarsi come farebbero le loro controparti reali e, brutalmente, danno l’impressione di essere un po’ goffe rispetto alle veterane a quattro ruote delle corse cittadine di Bizarre. Il team di PGR4 s’è dato un gran daffare per evitare di rendere le moto delle auto legnose da guidare e, in verità, il modello di guida, seppur ultra permissivo in fatto di aderenza e capacità di rimanere in sella, concepisce la differenza fra curve strette e pieghe veloci, costringe a imparare la dinamica secondo la quale bisogna frenare molto prima e tagliare le curve con precisione chirurgica per uscirne sparati. Insomma, lo sforzo c’è stato e la direzione è quella giusta però manca ancora l’esperienza (esperienza che avrebbe portato probabilmente Bizarre a creare una visuale in prima persona più gestibile, che compensi le pieghe come si fa guidando una moto vera). Sarà che la simulazione della guida motociclistica è più complessa, sarà che è stata meno studiata nella storia del videogioco e sarà che al primo colpo è dura conquistare una medaglia di platino persino per Bizarre, ma le moto di PGR4 non sono all’altezza delle sue macchine.
Questa premessa è necessaria per esaltare invece quanto di buono i nuovi mezzi sanno portare, ossia una gran dose di colore nelle gare che sembrano ancor più avvenimenti per gente un po’ matta oltre che veloce sull’asfalto, un approccio completamente nuovo ai tracciati che a cavallo delle moto vanno affrontati in maniera completamente diversa e, per finire, tutta una serie di nuovi metodi per guadagnare kudos. E’ facile intuire come un curva vada impegnata diversamente a seconda che la si affronti in macchina o in moto, mentre è più fantasioso capire l’approccio all’atto eccezionale in stile PGR: oltre alla classica derapata il pilota, alleggerito di tutta la ferraglia che lo rinchiude in un’auto, è libero d’esibirsi in mosse da giocoliere come impennate, frenate sulla ruota davanti, posizioni contorsionistiche in curva, numeri d’equilibrismo in piedi sulla sella e via così. Nonostante PGR sia sempre stato sopra le righe… parecchio sopra le righe, trovo tutto questo troppo e francamente fatico ad accostare un tizio che viaggia in impennata con le gambe larghe allo stile.
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