Prey (Xbox 360)
Una toilette sporca, uno specchio ed un viso riflesso dallo sguardo perso in mille domande.
Tommy. Un autentico Cherokee di sangue ma non di mente, si interroga davanti alla sua immagine:
“Perché si trova ancora li ? Perché Jen non vuole separarsi dal posto e fuggire assieme a lui verso un mondo nuovo, lontano da questa polverosa riserva indiana ?”
Domande e dubbi che, in quella notte di pioggia, cesseranno di aver la benché minima rilevanza
Oltre il lento cadere della pioggia, il solito programma in bianco e nero alla TV, la musica rock suonata da un vetusto juke-box ed il suono digitale delle macchinette da gioco, in quel bar, nulla testimonia l’approssimarsi di qualcosa di sconvolgente. Forse l’inquietudine del saggio nonno di Tommy, Enisi, enfatizzato dal sinistro ed incessante ululato di alcuni lupi spezzano questa sicurezza.
Ma non per Tommy, no! Per lui tutte le farneticazioni del nonno sono figlie di stupide superstizioni, la risolutezza della sua amata Jen, pura cecità.
Ma cosa succede se improvvisamente il tetto si sbriciolasse, se una strana luce risucchiasse tutto quel che si trova intorno a noi, se il nostro stesso corpo venisse forzatamente trasportato verso una misteriosa astronave ?
Vediamo allora il gioco cos’è in grado di raccontarci.
Guardando la grafica di Prey si ci rende subito conto che il motore è lo stesso usato da un famosissimo FPS: Doom 3. E così è infatti.
Per l’occasione però tale motore è stato rivisto e perfezionato, è stato arricchito in molti modi diversi che andremo poi ad analizzare.
Ci troviamo di fronte ad un motore collaudato, robusto ma che allo stesso tempo non fa certo gridare al miracolo, soprattutto in un periodo dove il termine “next-gen” è sotto i riflettori.
E’ bene specificare subito che le locazioni di Prey saranno incentrate principalmente negli interni dell’astronave aliena, escludendo l’introduzione che si svolge nel bar ed il mondo degli spiriti accessibile in dati momenti durante la nostra avventura. Chi soffre di claustrofobia (videoludicamente parlando) potrà avere ben più di un problema.
Non mancheranno però spazi relativamente aperti ed i restanti non saranno mai troppo scuri ed angusti, come precedentemente visto in Doom. Non saranno neppure spaventosi nel senso classico del termine ma comunicheranno un senso di “alieno” davvero convincente.
Il metallo sarà unito all’organico, una sorte di astronave viva e pulsante che il motore del gioco gestisce in modo discreto, con rari rallentamenti confinate alle classiche situazioni concitate (30 fps non solidi al 100%).
Mentre l’impatto grafico generale è soddisfacente, non altrettanto potremmo dire dei personaggi del gioco: poligoni ridotti all’osso e animazioni a tratti disturbanti ed innaturali.
Questo è un peccato data la resa generale di tutto il resto. Un peccato che, fortunatamente, rimane confinato in poche situazioni ed anche in quelle situazioni tutto il contorno avrà il potere di sfumare questo difetto. La parte dove potrete notarlo con più evidenza è senza dubbio quella introduttiva: nel bar, prima del rapimento.
Ancora una volta, la cura stilistica di un gioco salva alcune mancanze di natura tecnica. Le scelte adottate dai grafici per rendere l’astronave dentro la quale tutti (o quasi tutti) sono stati risucchiati, sono indubbiamente azzeccate.
Ogni macchinario organico sembra effettivamente reale, vivo. Ogni locazioni è studiata per dare un senso di –inumano- molto forte, tutto sembra veramente molto alieno. Anche dettagli apparentemente banali possono arricchire l’impatto generale: ci saranno punti dove potrete vedere o ascoltare interi “pezzetti” della nostra amata terra risucchiati e gettati all’interno dell’astronave come, per esempio, stanze, aerei, bus, ecc..
Alieno mischiato al terrestre, mischiato a sua volta con la magia di un popolo antico Ottimo mix.
Prey è un FPS (sparatutto con visuale in prima persona) dove il protagonista non è un marines né un soldato addestrato dall’esercito americano. E’ un nativo ribelle, catapultato in una realtà dove la tecnologia e la minaccia aliena si fondono o meglio, si scontrano, con le tradizioni e la saggezza degli indiani d’America. Senza nulla rivelare dell’interessante storia che accompagna questo titolo (intuibile però dall’introduzione), addentriamoci direttamente nella meccanica di questo, atipico, FPS.
Possiamo dare una bella notizia a tutti: Prey non è il clone di nessuno, Prey è una fucina di nuove idee e trovate mai viste prima o, perlomeno, solo accennate in altri FPS.
Portali, variazioni di gravità, rimpicciolimenti, poteri spirituali entrano tutti a far parte del maxi calderone capace di arricchire e, a tratti innovare, il genere degli sparatutto con visuale in soggettiva, tanto di moda ultimamente.
Ecco che il famoso senso di alieno trova la sua massima espressione proprio nell’introduzione di portali, di corridoi a gravità invertita, di invertitori di gravità che agiscono su intere stanze o sezioni. Entriamo nel dettaglio.
I portali, come suggerisce il nome stesso, sono aperture dimensionali che conducono verso altre locazioni (sempre all’interno dell’astronave). Essi possono essere aperti volontariamente da noi (usando appositi pannelli) oppure possono comparire improvvisamente per volontà dei nemici che li sfruttano per raggiungerci dai punti più disparati dell’astronave.
Oltre ad essere molto belli graficamente (grazie all’illuminazione e distorsione dell’ambiente circostante), sono pure tecnicamente notevoli. Non ci troveremo innanzi a tunnel che ci teletrasporteranno da una locazione all’altra con caricamenti vari ma, in tempo reale, avremo la possibilità di vedere quel che si trova dall’altra parte e non solo, potremmo addirittura interagire con la locazione comunicante mentre ci troviamo ancora nella stanza: possiamo sparare ed uccidere nemici attraverso di esso e lo stesso possono fare loro nei nostri confronti. Passeremo attraverso questi portali in modo progressivo, mai in modo netto ed irreale.
Rimanendo in tema, le sorprese non finiscono qui: si perché alcuni di essi saranno nascosti nei posti più impensabili, persino dentro ad una scatola oppure celati in specchi che, visti da un lato, non mostreranno altro che il nostro riflesso, visti dall’altro mostreranno un’altra locazione, spesso segreta.
Perso il senso dell’orientamento ? Aspettate, c’è di peggio (in senso buono).
I nostri rapitori godono di una serie di diavolerie varie che interagiscono con una delle forze dell’universo: la gravità. Questo può avvenire in due modi distinti:
Con l’ausilio percorsi gravitazionali che permettono a Tommy di spostarsi in verticale, a testa in giù sul soffitto, tutto in barba alla gravità: sono gli stessi corridoi che tengono ben saldo un corpo vivo perpendicolarmente ad essi. Non a caso si parla di “corpo”: è una tecnologia aliena e come tale i rapitori extraterrestri potranno avvantaggiarsi di questa possibilità, al pari di noi.
Molte di questi corridoi potranno essere attivati/disattivati tramite appositi pannelli.
Un altro mezzo è attuabile sparando ad appositi “invertitori” gravitazionali. In questo caso la gravità sarà ribaltata ed il nostro nuovo piano d’appoggio diventerà proprio quello dove risiede l’invertitore che abbiamo appena attivato.
Interessante notare che, grazie alla fisica implementata nel gioco (a livello base purtroppo), tutti gli oggetti mobili subiranno gli effetti di queste variazioni gravitazionali.
Tutti queste novità, permettono lo sviluppo di un gioco d’azione che vanta la presenza di enigmi interessanti. Sta a voi scoprire come rimpicciolimenti, variazioni di gravità e portali possono risolvere alcuni dei numerosi ostacoli presenti nel gioco.
Qua si arriva a definire un punto importante di questo titolo. Abbiamo fra le mani un FPS che non disdegna affatto l’uso dell’ingegno tramite tanti piccoli enigmi posizionati in modo naturale, capaci di spezzare il ritmo (non troppo alto a dire il vero) dell’azione.
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