Perfect Dark Zero (Xbox 360)
E’ difficile non riconoscere quanto deve essere stato arduo per Rare confezionare questo titolo.
L’originale Perfect Dark quando uscì su Nintendo 64 divenne rapidamente uno dei migliori shooter mai usciti su console, elevando i concetti nati con Goldeneye ed espandendoli sotto ogni punto di vista.
Per anni è stato atteso il seguito e quando sembrava vicino a concretizzarsi, Microsoft Game Studios fecero quella che ancor’oggi è la loro acquisizione più importante: 375 milioni di dollari e Rare passò dall’essere la first party più importante di Nintendo al divenire esclusiva Microsoft.
E con essa Microsoft entrò in possesso di tutti i franchise Rare: Perfect Dark compreso.
Nata con gusti molto indirizzati al mercato USA, l’Xbox è divenuta il punto di riferimento degli FPS, e per quanto Perfect Dark non fosse un FPS “puro”, Xbox sembrava perfetta per ospitare il tanto atteso seguito.
Perfect Dark Zero era difatti già in sviluppo, e sarebbe dovuto uscire nello stesso periodo in cui sarebbe uscito Halo 2, ma proprio questo fu il motivo per cui il titolo venne spostato sulla nuova piattaforma. Halo e Master Chief erano ormai il simbolo di Xbox e far uscire giochi “assimilabili” così vicini sarebbe stato controproducente.
E così arriviamo ai giorni nostri.
Perfect Dark Zero viene scelto, assieme ad un’altro titolo Rare che doveva uscire su Xbox (Kameo), per debuttare al lancio di Xbox 360.
Avrebbe quindi dovuto non solo incarnare un seguito con altissime aspettative, ma doveva anche dimostrare il valore dell’acquisizione Rare dato che, nel periodo Xbox, la storica casa dei fratelli Stamper era riuscita a sviluppare soltanto un titolo di minor rilievo come Grabbed by The Ghoulies ed il remake di Conker.
Non bastava quindi essere un buon titolo poiche sarebbe stato valutato come Killer Application per la console, ed alle sue spalle gravava sempre l’ombra tanto di Master Chief quanto della cattiva pubblicità regalatagli proprio da Microsoft. Una sbagliatissima presentazione su MTV di Xbox 360 aveva difatti mostrato del footage del gioco che aveva ben poco di next generation, e per mesi sui forum s’è deriso un titolo che nessuno aveva provato.
In sintesi un titolo dallo sviluppo travagliato, con una deadline rigida e con grosse responsabilità.
Nella nostra recensione non abbiamo tenuto conto di tutti questi aspetti che non c’entrano assolutamente con la valutazione di un gioco, ma ricordarci di questi aspetti può aiutarci a capire come mai ci sono grosse differenze di valutazione del titolo da parte di utenti e siti.
Ambientata nel 2020, anni prima rispetto a Perfect Dark, la storia del gioco ruota attorno alla DataDyne corp. la quale sta tentando di vendere il suo software per Deathmatch su larga scala, software che permette a persone di sifdarsi virtualmente con un unico problema: chi muore nel gioco, muore anche nel mondo reale.
Joanna e suo padre, evoluti da cacciatori di taglie ad agenti segreti, dovranno proseguire per i 14 capitoli della storia scoprendo sempre più quali sono i veri piani della DataDyne.
Ogni capitolo prevede differenti obiettivi, non basta quindi saper sparare bene per poter progredire nel gioco. Saper essere furtivi, raccogliere informazioni su particolari personaggi ma, soprattutto, saper usare bene l’arsenale di strumenti che Joanna ha a disposizione sono sicuramente requisiti fondamentali per il buon successo delle missioni.
Anche l’uso delle armi deve essere fatto con molta attenzione poichè tutte hanno più tipologie di sparo (a volte anche molto differenti) ed il numero di armi, nonchè il tipo, influenzano anche la vostra velocità negli spostamenti.
A questo punto dobbiamo però segnalare due grossi pregi del titolo.
Ogni missione proposta del gioco può essere affrontata in cooperative con un amico e, sopratutto, cambiare la difficoltà nel gioco non influenza solo la bravura dei nemici ed i danni subiti, ma aumenta o diminuisce il numero dei singoli obiettivi richiesti dal capitolo per essere superato.
Questo non solo rende le partite decisamente varie, ma dona alla parte in single player una longevità ed una rigiocabilità non indifferente.
Ma non è tutto così “perfect”.
La storia, per come è narrata nel gioco, non è certo il punto di forza del titolo e non riesce ad essere un motivo che spinge a voler progredire nei livelli.
Le situazioni proposte dal gioco sono decisamente varie, ma i livelli dove queste sono ambientate non si presentano tutti in maniera solida. Ed in un gioco come Perfect Dark Zero fanno molto.
La costituzione del livello diviene direttamente responsabile della componente tattica, offrendo spunti per l’appostamento o per il nascondiglio, e la mancanza della capacità di saltare è maggiormente avvertita in quei livelli dove non è studiato in maniera opportuna e/o logica l’uso di scale o di altri sistemi per arrampicarsi.
Sotto questo aspetto si nota un grosso stacco tra i primi livelli (diciamo i primi 8/9 capitoli) e gli ultimi livelli, con una qualità decisamente superiore degli ultimi.
Che i primi fossero studiati su Xbox è solo una supposizione, ma il dato di fatto è che progredendo migliorano tanto tecnicamente quanto in termini di design.
Anche l’intelligenza artificiale non è certo robusta, e non serve scomodare altri titoli per Xbox360 come Condemned, basta ricordarci di quanto impegnativi fossero gli avversari su Halo 2 per capire che il lavoro in questo senso poteva essere migliore.
L’ultimo punto di noia del titolo è la mira.
Per quanto il problema non è riscontrato da tutte le persone che l’hanno provato, è innegabile che la mira del gioco non risulta facilmente controllabile per tutti come invece avviene per altri FPS.
Nonostante ci siano possibilità di settaggi della sensibilità, abbiamo trovato qualche difficoltà nel mirare in maniera precisa e, quando si passa all’uso dello zoom analogico, ci si sposta troppo lentamente.
Questo problema si fa sentire non tanto nelle fasi “tattiche” quanto in quelle di forte “azione”, dove alcune scelte nella gestione dei danni non fanno che risaltare questa necessità della mira precisa.
Gli avversari difatti possono sopportare diversi colpi al corpo poichè un danno, se non è seguito rapidamente da un altro danno, viene rapidamente recuperato. Questo avviene per ogni punto del corpo e quasi per ogni arma eccezion fatta per il colpo in testa.
In questo caso il colpo è fatale, ma ovviamente per essere effettuato necessita di una mira precia.
Data la soggettività di quest’ultimo problema vi consigliamo di provare prima il titolo, e fatelo senza aspettarvi di giocare ad Halo.
Un altro aspetto in cui Perfect Dark Zero suscita giudizi contrastanti è quello tecnico.
Il titolo scorre decisamente fluido, presenta strutture molto vaste dove muoversi ed i livelli riescono a dare anche un piacevole spazialità all’azione, quindi non si prosegue solo in avanti ma si sale e si scende spesso, rendendo il tutto molto movimentato.
Le texture spesso sono molto definite e gli ambienti si alternano presentando scenari poco dettagliati ed altri decisamente curati.
Quello che proprio stona è l’uso degli effetti di superfice. Ottimi strumenti per donare realismo, pessimo risultato quando questi effetti sono abusati. Come in questo caso.
Non di rado vedrete roccie riflettere come fossero superfici metalliche od i vostri nemici dotati della stessa pelle di una Barbie, e la cosa non è certo piacevole.
Anche artisticamente il gioco è molto dubbio.
La scelta di colori molto forti toglie ogni barlume di realismo e la caratterizzazione non è in grado di far risaltare nessuno dei personaggi. Il padre di Joanna è di un anonimo assoluto, e la nostra eroina sembra essere andata dallo stesso chirurgo plastico di Spagna, vestendosi per le missioni come fosse in un video di Gwen Stefani.
Certo, almeno a livello di console, su un TV HD il gioco si presenta tecnicamente come nessun gioco di questa generazione, ma non mancano i frangenti in cui il titolo mostra poche migliorie rispetto alle migliori produzioni della scorsa generazione.
Le animazioni sono un altro aspetto che non convince pienamente, con un ragdoll abbastanza innaturale che fa assumere ai cadaveri dei nemici delle posture spesso ridicole.
Non c’è fortunatamente traccia di aliasing, grazie anche ad un leggero motion blur applicato, ma in alcune situazioni particolarmente concitate il VSync viene disattivato e l’immagine tende a spezzarsi.
C’è da riconoscere che comunque sono situazioni rare.
L’audio è invece globalmente molto buono, con una colonna sonora molto varia, adatta alla situazione e che segue il contesto dell’azione, galvanizzando nei momenti di scontro e sottolineando i momenti di maggior tattica.
Gli effetti sonori sono anch’essi molto validi, soprattutto se avete un buon impianto DD5.1, ma è il parlato l’unico neo del titolo.
Il gioco va riconosciuto che è tutto doppiato in italiano, e questo sicuramente è molto apprezzabile, ma la voci scelte lasciano molto a desiderare.
Fortunatamente non siamo assolutamente in una situazione drammatica alla Half Life 2.
Oltre alla fase in single player il gioco prevede anche una corposa quantità di modalità online.
Queste modalità online si dividono essenzialmente in Deathmatch e DarkOperations.
Le tipologie di scontro “Deatmatch” permettono tutte di confrontarsi anche con bot (per raggiungere un massimo di 32 giocatori di cui 16 umani e 16 bot) ed offrono tutte le classiche modalità di scontro in singolo e/o a squadre, ruba bandiera oppure a controllo di territori.
Fenomenale è la possibilità di customizzare in ogni dettaglio di ogni modalità.
Per quel che riguarda le “DarkOperations” abbiamo invece modalità di scontro più simili a Counter Strike dove in ogni round si guadagnano crediti da spendere in armamentario con cui iniziare il round successivo.
Le modalità previste sono:
- Eradication: semplicemente un team contro l’altro fino all’eliminazione di uno dei due;
- Onslaught: dove un team è in difesa dentro una fortezza e l’altro deve espugnarla;
- Infection: è una modalità divertentissima dove un player è “infetto” e gli altri devono resistergli. Chiunque viene ucciso dall’infetto diviene infetto a sua volta. Spassosissimo vedere gli infetti che sono rappresentati come dei scheletri che camminano armati di tutto punto!
; - Sabotage: dove lo scopo è demolire dei punti chiave nell’ambiente cercando di rcevere meno danno possibile.
Da questo punto di vista le modalità sono superbe, soprattutto le “Dark Operations” e degno di lode è anche il net-code, ovvero l’implementazione dell’online sul gioco.
Non solo non abbiamo mai rilevato il benchè minimo lag, ma siamo stati anche in grado di hostare partite ricche di giocatori con una semplice Alice Flat!
In conclusione si può dire che abbiamo tra le mani un titolo solido, che manca però di rifinitura in alcuni aspetti.
Il problema reale è molto legato al controllo: se incontrerete problemi di mira sarà difficile valutare bene il gioco, se invece riuscirete a trovarvi bene avrete tra le mani un titolo con una rigiocabilità enorme in singolo e con un multiplayer online studiato eccezionalmente bene.
Gli aspetti meno curati impediscono al gioco di essere un caplavoro, ed il fatto di non riuscire ad offrire un sistema di controllo che soddisfi tutti lo rendono difficilmente una killer application.
Ma resta indubbiamente un titolo valido, che offre molto soprattutto a coloro che non ci si avvicinano in cerca del nuovo Halo o del nuovo Doom.
Sicuramente difficile come presupposto essendo questa la console di Halo, ma non è certo una colpa di Joanna l’avere un coprimario così famoso sulla stessa piattaforma.
Restiamo in attesa, ancora una volta, del primo titolo Rare totalmente pensato e sviluppato su una piattaforma.

- Grande varietà di azione ed obiettivi
- Potenti effetti sonori in DD5.1
- Ambienti aperti molto vasti
- Obiettivi che variano a seconda della difficoltà
- Diverse modalità online alcune particolarmente originali
- IA debole nei nemci, meglio nei BOT
- Sistema di controllo che non accontenta tutti
- Animazioni fiacche e poco realistiche
- Personaggi anonimi
- Sassi di metallo e pelle in PVC
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