Killzone 3 (PS3)

Potente… ma perchè allinearsi al mercato?
a cura di Andrea “Pliskin” Carnovale
E’ il mercato che decide…

Il team Guerrilla, a parere di chi scrive, rappresenta senza ombra di dubbio una delle punte di diamante dell’offerta Sony. Il passaggio poi dei talentuosi ragazzi olandesi sotto l’ala protettrice della stessa casa giapponese, ha permesso loro di compiere un balzo “tecnologico” notevolissimo in questi anni, grazie anche al continuo scambio di “know-how” con le diverse realtà first-party interne.
Per quanto Naughty Dog, abbia spremuto la nera console come pochi altri, non è certo follia affermare che il processo tecnologico su Playstation3 sia passato prima di tutto dalle mani del team Guerrilla Games. Come non citare infatti quel filmato in computer grafica che lascio’ tutti a bocca aperta, all’E3 2006 e che poi, col duro lavoro, si trasformo’ in un praticamente indistinguibile fluire di immagini in real-time a video che oggi chiamiamo Killzone 2.
Ora, a distanza di circa due anni, Guerrilla cerca di aggiustare il tiro, proponendo al grande pubblico un terzo episodio che prova a chiudere il cerchio sull’eterna sorte degli Helghast nell’Universo. Ma, come vedremo, più che un’aggiustare il tiro senza tradire troppo il proprio passato, si è trattato di un cedere alle sirene di un mercato e di una certa fetta di pubblico, affamata di Call of Duty et similia.

Rinasceremo, annienteremo…

La sprezzante follia del leader Helghast Visari che guida nei cieli, per terra e per mare, il suo popolo oppresso verso l’anelata libertà dal giogo degli umani. L’intervento del pianeta Vekta e degli ISA, la guerra totale, il sacrificio della capitale Pyrrhus. Helghan è ora un pianeta ferito. Il diarca Scolar Visari è stato ucciso; terminato mentre farneticava di supreme missioni che il fato governava per l’annientamento totale della razza umana. Terminato da Rico Velasquez, ancora prima di dichiararsi colpevole o innocente d’innanzi ad un tribunale di guerra. Il teatro si riapre esattamente dove le vicende del secondo episodio si concludevano. Ucciso Visari, le forze ISA cercano ora di riunirsi per abbandonarsi ad una disperata e confusa fuga, mentre vengono braccati dal sempre potente esercito Helghast, rinfrancato dall’arrivo sul teatro di guerra di decine di incrociatori e navi da battaglia. Questo lo scenario, nel quale torneremo a vestire i panni del sergente “Sev” Sevchenko.

Sul campo di battaglia

Chiunque abbia posato le sue avide zampe sul secondo episodio, una volta ripreso in mano il joypad, comprendera’ come Killzone 3 ricalca in buona parte le orme del suo predecessore, ponendo le basi su di una struttura che strizza l’occhio alla natura prettamente “classica” dei FPS.
In buona parte dicevamo, perchè qualche cambiamento c’è e non di poco conto. Le modifiche apportate da Guerrilla al sistema di comando ed in particolare ai tempi di reazione ed alla “pesantezza” dello spostamento con un’arma di gran calibro, potrebbero far storcere il naso a molti. Se è vero che una fetta di utenti aveva lamentato pesanti critiche verso un’eccessiva macchinosità e lentezza nei movimenti in Killzone 2, è altrettanto vero che forse nessun altro FPS aveva ricreato cosi’ fedelmente l’inevitabile legnosità dei movimenti di un soldato, legato ad un equipaggiamento composto non certo da armi di plastica. Con l’apporto di queste modifiche, l’immediatezza del titolo ne ha certamente guadagnato, rendendo più facili e veloci gli spostamenti, più immediata e per certi versi divertente l’azione stessa. Ma un tratto distintivo di Killzone 2 viene a cadere, piaccia o non piaccia. Azione che stavolta, sarà intervallata da frequenti filmati gestiti col motore di gioco, che verranno a raccontarci con discreta precisione gli eventi più rilevanti e che andranno ad innalzare di molto il tasso di spettacolarità del titolo, rispetto al suo diretto predecessore.

Una giungla di neve

Se consideriamo poi, che mentre nel secondo episodio ci muovevamo nei meandri delle città e nelle installazioni di Helghan abbandonate a loro stesse, tra le ambientazioni di Killzone 3 hanno preso il sopravvento livelli più luminosi, spesso con vegetazioni lussureggianti, basti pensare che un’intera sezione sarà condensata all’interno di una fitta sorta di giungla del pianeta. Senza contare l’introduzione di ambienti completamente innevati, che lasciano comunque esterrefatti per la minuziosa riproduzione dell’agente atmosferico in questione e vedono la presenza di una nuova tipologia di nemici: gli “occhi rossi” muniti di jetpack, che consente loro di spiccare poderosi balzi in aria ed in avanti, sospinti da una mobilità impensabile per un soldato appiedato e che nelle fasi più avanzate sono tutt’altro che facili da abbattere. Ovviamente, i Guerrilla hanno pensato bene di non lasciarsi sfuggire la possibilità di fornire tale equipaggiamento anche al videogiocatore, tanto da rendere cio’ fulcro di un’intera missione, basata poi sul solito ciclico utilizzo di mezzi e mitragliatrici a nastro infinito, per annientare postazioni fisse.

Meno parolacce e più coinvolgimento

Tutto quanto sopra, per sottolineare come Killzone 3 strizzi l’occhio a produzioni quasi di stampo hollywodiano (dicevamo sopra dei frequenti e spesso ad alto tasso adrenalinico intermezzi narrativi in real-time, un po’ rovinati pero’ da un doppiaggio non sempre all’altezza e da qualche “grugnito” di troppo), varietà di ambientazioni per non scontentare nessuno (giungla, livello innevato, in contrasto col parenne grigiore e soverchiante squallore decadente di Killzone 2) e sistema di mira/movimento livellato e più aperto a tutti. Ma questo non vuol essere necessariamente una critica fatale. C’è stato semplicemente un cambiamento. Killzone 3 è comunque un FPS tra i più coinvolgenti presenti sul mercato. In alcune fasi avanzate dei vari capitoli che ci attendono, le soluzioni ideate dal team Guerrilla, ci permetteranno di calarci in un teatro di guerra sanguigno e tristemente coinvolgente; i proiettili fischieranno e sfreccieranno da ogni direzione, mentre gli Helghast vi bersaglieranno di razzi o lingue di fuoco, mentre parte di un tetto sotto il quale vi eravate rifugiati cadrà perchè squarciato da un’esplosione o sventrato da una gigantesca bestia meccanizzata e tutt’intorno grida di soldati ISA, che richiamano soccorso, l’aiuto del fuoco amico, quando poi comunicazioni radio convulse, annunciano lo sbarco di altre truppe che si calano da mezzi di trasporto. E su in alto il cielo giallastro, tempestato di esplosioni e sempre più povero di speranze per il pianeta Terra. Un cielo che osserva le azioni sempre più coraggiose e intrepide, ma sempre più complesse degli ISA, che braccati in ogni dove dall’esercito Helghast, si riuniscono prima, si organizzano poi, tentando di sventare un piano che mira a distruggere l’umanità nella sua culla. Il canovaccio narrativo è certamente sostenuto e ricco di colpi di scena, anche se la trama non sarà certo ricordata per originalità. Personalmente ucciderei il doppiatore del Capitano Narville, che spezza clamorosamente la tensione di una scena, col suo tono di voce fuori posto, ma è una presa di posizione tutta di chi scrive. Parlando di coinvolgimento pero’, non puo’ certamente esser sufficiente una trama che ben si dipana, se non supportata da un gameplay solido. La corposità di Sev e della sua arma, sia un fucile a pompa, sia una mitragliatrice pesante, è ben presente; crivellare di colpi gli Helghast è sempre divertente, viste anche le ottime animazioni legate alla morte degli “occhi rossi.” In particolare il sistema di mira, consente di godere pienamente dei colpi andati a segno, sempre precisi e puntuali, senza contare che lo sviluppo in più direzione dei livelli si presta a volte a fasi di cecchinaggio e difesa di postazioni, che vi faranno assumere quell’aria da Rambo una volta respinta l’ennesima offensiva Helghast. Se a tutto questo aggiungete un paio di sezioni-perla, parlando di level design, eventi catastrofici e spettacolari (scriptati ovvio) capirete come certamente Killzone 3 non verrà ricordato come il FPS che ha rivoluzionato o capovolto gli stilemi del genere, ma come il prodotto Sony sia confezionato ottimamente.

Complesso tecnologico

Il motore grafico di Killzone 2 rappresentava e rappresenta un’eccellente base sulla quale costruire un seguito. Questo terzo episodio, vede nella diversificazione degli ambienti anche un traguardo tecnico esemplare; basti pensare alla perfetta riproduzione della neve o alla ricostruzione di una giungla extraterrestre, tanto minuziosa pur non potendo contare su una base reale, ma cosi’ vera, come ognuno di noi ci scommetto immaginerebbe. Certo, i livelli non offrono un grande scelta di percorsi alternativi, anzi. Ma le strutture gigantesche e gli ambienti polverosi, permettono ai Guerrilla di dare ampio sfoggio di effetti particellari, d’acqua e fuoco, di luce (merita una menzione d’onore il sistema d’illuminazione, fin da Killzone 2, vero e proprio fiore all’occhiello della produzione), di prim’ordine. I cieli di Helghan, tra le tante cose, che siano solcati da navi da guerra animate e poligonalmente impeccabili o che si manifestino liberi ma con nubi incombenti, sono sempre fonte di forte impressione ad ogni sguardo digitale, anche quando una particolare inquadratura acceca il giocatore con un raggio di sole impolverato. In alcuni livelli l’orgia di triangoli a schermo è quasi brutale, il tutto rivestito di texture quasi sempre all’altezza e tutta l’effettistica citata. Non è attacabile Killzone 3 sotto questo punto di vista. La modellazione dell’arma, che in primissimo piano presenta un gustoso “blur” per simulare la profondità di campo, è semplicemente inarrivabile, cosi’ come la resa dei commilitoni e degli stessi Rico, Sev e Jammer (nuova entrata femminile) durante le cut-scene. Analizzando poi uno dei punti deboli del passato parto Guerrilla, ovvero il frame-rate, possiamo tirare un sospiro di sollievo. Se gli evidenti tentennamenti vi avevano disturbato, qui la situazioni è notevolmente migliorata. C’è stata evidentemente una bella ripulita ed ora i 30fps sono pressochè costanti e precisi. Le musiche, solenni quanto basta, si fondono con delle campionature audio fenomenali; proiettili, esplosioni, grida di dolore o stridere di cingolati, sono semplicemente ad un palmo dall’orecchio, tanto sentirete vivido e puro il suono. Godrete, evidentemente ancor di più se sarete in possesso di cuffie professionali o sistemi multiaudio. Resta da analizzare il comparto I.A., da sempre nota dolente di molte produzioni, che volutamente mi sono tenuto per ultimo. Solo piccoli dettagli negativi intervengono nel quadro generale, che ci pone d’innanzi avversari sempre incazzati (ai livelli di difficoltà alti quasi troppo, forse pero’ leggermente meno rispetto a Killzone 2), pronti a farci secchi con una sola sventagliata di mitra e sempre attenti a sfruttare tutte le coperture dell’ambiente, ad usare spesso granate ed a maneggiare come “peggio” non potrebbero armi speciali, quali fucili da cecchino, lanciafiamme o mitragliatrici pesanti o ancora lanciarazzi, che vi faranno crollare pareti di mattoni addosso. In Killzone 3, come in passato, è fondamentale sfruttare le coperture, riflettere e poi avanzare, perchè l’inverso porta a morte quasi certa.

Considerazioni sulla fine della Terra

Quale sarà il destino dell’umanità in questa ennesima catastrofica minaccia videoludica, starà al videogiocatore scoprirlo. Che sia un discepolo sin dai tempi del primo coraggioso Killzone, sia che s’affacci nell’universo di gioco per la prima volta, la pura goduria data dall’uccidere e sterminare orde ed orde di Helghast, mentre il fuoco nemico vi bersaglia dal cielo, è certa. E se l’aspetto estetico è cio’ che viene prima d’ogni cosa per voi, avrete di che cibarvi. Killzone 3 è un esponente di spicco della classe nobile di giochi che sfoderano la potenza bruta dell’ammiraglia Sony. Una modalità single-player solida e coinvolgente, un multi-player ben strutturato, eroismo, cut-scene spettacolari; niente che cambierà la vostra vita, ma che vi regalerà ore di sano divertimento, nonostante un paio di tratti distintivi siano venuti meno, forse per colpa del vento che tira.

  • Impatto grafico strabordante
  • Gameplay solido e bilanciato
  • Storia ben strutturata e movimentata
  • Niente di rivoluzionario per il genere
  • Doppiaggio e recitazione, a volte discutibili
  • Leggero calo di “personalità” del titolo