Infernal (PC)
In questo primo scorcio di primavera, Metropolis sofware, casa polacca dai trascorsi alternativi (citiamo Aurora Watching e Archangel), propone un action in terza persona dalle tinte dark. Infernal è un titolo che in un modo o nell’altro (sia metaforico che pratico) si pone a cavallo tra due mondi e tra due concezioni di gioco, senza però rappresentare particolarmente bene nessuna delle due.
Ci troviamo sulla terra, XXI secolo, piena era tecnologica, angeli e demoni non solo sono tra noi ma hanno tratti e qualità umane e condividono con noi tutti i principali difetti e debolezze d’animo!
Società segrete lavorano al servizio del bene contrapponendosi alle immancabili forze del male, le quali hanno il compito di portare più anime possibile al dolce tepore delle fiamme infernali!
Il protagonista, Ryan Lennox, viene dimesso dal suo incarico di infallibile cecchino delle schiere angeliche, le ragioni in principio sono sconosciute: un’azione sbagliata e il “Capo” ha deciso di farci fuori…
Etherlight (la società che sostiene il Bene) vuole eliminarci e perciò siamo costretti a scappare ma la telefonata di Abyss (il Male) cambierà per sempre il nostro destino: non possiamo rifiutare l’offerta, pena…l’esperienza della morte!
Su queste dolci note inizia la nostra avventura, prima tappa il cimitero…appuntamento col Demonio!
La vicenda dell’angelo che si “trasforma” in demone non rappresenta di certo il plot più originale di tutta la produzione letteraria moderna, ma calza a pennello per lo scopo della missione di Metropolis software: far divertire il giocatore con qualche battuta (sul sesso e non), una buona dose di violenza e azione più qualche enigma a condire il tutto!
Come dicevo nell’introduzione però, il titolo gioca sull’alternanza fra opposti sforzandosi purtroppo di mantenere una coerenza che alla radice non c’è: è quell’atteggiamento che oggi si definisce “politically correct” ma un tempo veniva più facilmente identificato con l’espressione “un colpo al cerchio e uno alla botte”, non scopriamoci troppo insomma!
Ed ecco che il Bene diventa il Male e il Male diventa Bene, generando all’inizio non poca confusione nel giocatore che, attento, prova ad immedesimarsi nei panni del nostro eroe. Di primo acchito, questa sembrerebbe una scelta originale da parte di Metropolis ma è l’implementazione dell’idea che lascia a desiderare; il risultato finale infatti è quello di alienazione dal protagonista, personaggio che risulta poco carismatico e privo di spessore psicologico.
Non c’è un cattivo per davvero, manca persino il buono e quest’ambiguità non si gioca sul sottile file rouge dei “soliti sospetti” ma sull’assenza di carisma/caratterizzazione dei personaggi.
Non fraintendetemi però, il cattivo esiste ed è ben chiaro nella vicenda ma è una caratterizzazione credibile che manca e che rende tutto più blando.
In conclusione, il tentativo è molto interessante ma il risultato purtroppo è banale.
Nel gioco ci sono molte cut-scene che introducono gli eventi più importanti e in ognuna di queste viene svelato poco alla volta il motivo della vostra esclusione: qual è il vostro ruolo nei piani divini? Dov’è finito il libero arbitrio? Ma soprattutto, abbiamo bisogno di farci tutte queste domande???
Venendo al dunque e saltando a piè pari questa piccola polemica con gli autori del gioco, all’ultima domanda potremmo rispondere con un sonoro no! Il gioco infatti, pur mettendo in campo una storia carina e indiscutibilmente fascinosa per tale genere ludico, spreca tutte le sue potenzialità ponendo forte l’accento sulla componente action e trascurando totalmente un aspetto che lo avrebbe reso probabilmente un must.
La sensazione di giocare a qualcosa che “poteva essere ben altro” rispetto a ciò che è stato, è forte in Infernal. Da qui, una piccola delusione personale, nel vedere un potenziale così elevato sprecato per non aver riposto la necessaria cura in alcuni punti chiave dell’impianto di gioco.
L’impressione che mi ha dato è di un titolo né carne né pesce che manca di personalità e che non riesce a tirar fuori le unghie quando serve.
Nel corso dell’avventura ci troveremo spesso a combattere in furiose sparatorie contro svariati nemici, nessuno di essi però ci sbarrerà la strada in modo convincente: le routine di intelligenza artificiale sono abbastanza semplici e non troveremo difficoltà eccessive nel debellare le orde di “maligni” che si interpongono tra noi e la nostra méta. In questo settore, siamo nella media delle produzioni odierne.
Il protagonista, passato alle dipendenze del demonio, assume una lunga serie di straordinarie capacità fisiche e psichiche che lo aiuteranno nel proseguo dell’impresa: telecinesi, viaggio astrale, visione astrale ecc ecc…
Forti di queste capacità, non di rado potremo gettarci nella mischia senza pianificare l’assalto e avendola vinta nella maggioranza dei casi. Per effettuare i colpi e attivare le capacità speciali sarà necessario utilizzare “mana infernale”, energia che si potrà acquisire dai corpi dei nemici uccisi oppure entrando in contatto coi luoghi carichi di potere “negativo”.
La sensazione dominante è che il gameplay sia ben consolidato ma troppo ripetitivo per ambire ad una rivoluzione del genere: le sezioni action (spara, fuggi, copriti e contrattacca) sono intervallate da sessioni più tranquille, in cui dovremo risolvere piccoli puzzle.
Parlando nello specifico della copertura, si nota una certa macchinosità nell’implementazione di questa azione. La sfortuna di Infernal è di uscire dopo giochi come Gears of War, il quale ha portato una ventata di aria fresca nel campo degli shooter in terza persona, proponendo dei meccanismi di copertura, facili ed efficaci.
La differenza nell’implementazione della copertura sta proprio nella semplicità con cui avviene in un caso e nella difficoltà con cui avviene nell’altro! Nel caso di Infernal infatti, saremo costretti alla pressione contemporanea di ben tre tasti per effettuare un attacco da una posizione coperta e anche la mira dei nemici risulterà un po’ difficoltosa.
Il sistema di controllo in generale è abbastanza facile ed intuitivo, capiterà di doversi adoperare un pochino per risolvere i primi piccoli enigmi e comprendere il funzionamento di alcune capacità del protagonista ma tutto sommato sarà un’operazione piacevole e quasi mai frustrante.
Il guaio più grosso di Infernal sta nella ripetitività dell’azione e delle situazioni di gioco: imparata la tecnica nel primo schema, la si potrà ripetere invariata fino all’epilogo.
Se da un lato questo pone il target di gioco a favore di una fascia di giocatori ben precisa, alla ricerca di azione veloce e spensierata, dall’altro limita il senso di soddisfazione che potrebbe trarre il giocatore più smaliziato da un gameplay più completo ed articolato.
Illustri concorrenti come il pluri-premiato Resident Evil 4, per fare ciò non pongono l’accento sull’integrazione di complessi enigmi ma sulla ricerca della tattica migliore per affrontare i nemici: ecco, tutto ciò in Infernal manca o perlomeno è solamente accennato. La sensazione è quella di proseguire per inerzia, trascinato dall’azione incalzante degli avversari ma priva di quel mordente che ti obbliga a mollare le armi e ragionare.
Il gioco ha un motore grafico molto leggero, anche su configurazioni medie (attenzione è necessaria una scheda grafica che supporti lo Shader Model 2.0) il titolo scorre fluido anche nelle situazioni più concitate.
Tutta questa leggerezza però è conseguenza di una scelta ben precisa fatta dagli sviluppatori, non di una straordinaria capacità di ottimizzazione: permettere una grafica gradevole al titolo, sacrificando però quegli aspetti che oggi risultano fondamentali nella realizzazione di motori grafici ambiziosi, quali HDR, soft-shadow, algoritmi di global illumination ecc ecc.
I pochi eletti dotati di una scheda per l’elaborazione dei calcoli fisici (PPU), made in AGEIA, godranno di una buona quantità di effetti grafici in più, soprattutto particellari e una simulazione fisica più accurata. Ciò non toglie che il gioco, sotto questo punto di vista, resti ancora qualche gradino sotto alcune produzioni odierne più blasonate, come il famigerato Lost Planet di Capcom (privo del supporto AGEIA).
In buona sostanza, si può fare di meglio, anche senza avere il supporto alla PPU… Questo probabilmente è dovuto al fatto che la suddetta scheda è ancora oggi più un esperimento che una reale necessità per i titoli attuali, poiché mancano driver maturi per sfruttarla appieno e, cosa più importante, mancano bus di inter-comunicazione adatti al suo utilizzo, posta ora com’è sul vetusto slot PCI 32bit.
Nel settore animazioni abbiamo un’altra piccola grande pecca: legnose e inverosimili quelle del protagonista (guardate il salto) e poche e poco curate quelle degli altri personaggi.
Gli aspetti positivi invece riguardano l’impatto generale buono, dovuto più che altro alla cura riposta nella riproduzione delle location e di alcuni oggetti della mappa (come macchine, marchingegni, strutture ecc), nella complessità poligonale del protagonista e del suo volto (idem per i nemici) e nella qualità dell’audio, con ottimi campionamenti e un doppiaggio verosimile.
Inizierei col dire che il gioco non fa bene nessuna delle due cose. Se da un lato abbiamo un’implementazione molto “scolastica” del concetto di action-shooter, dall’altra abbiamo una componente esplorativa e puzzle, molto basilare.
Considero Infernal un gioco a tratti divertente, con degli spunti interessanti per ciò che riguarda la storia, il motore fisico e il level design, ma privo di quel mordente che mi porterebbe a dare un voto sopra la media.
Un titolo che, a mio modo di vedere, su console avrebbe poco mercato ma su pc si posiziona in una fascia privilegiata, priva di grossi concorrenti (il succitato RE4 è sì ottimo ma è un titolo vecchio, giunto su console già molto tempo fa’) e sempre golosa di novità.
Un gioco onesto, consigliato a tutti quelli che possedendo una configurazione media (dalla nVidia 6600GT / ATI X600pro in sù) e che non aspettano altro che godersi un po’ d’azione spensierata e scorrevole. A chi ricerca sempre il top a livello grafico o particolari innovazioni nel settore dei third person shooter, consiglierei di guardare altrove.

- motore grafico molto leggero
- azione incalzante
- buona cura artistica delle locations
- animazioni scarse e textures ambientali povere
- un po’ ripetitivo
- caratterizzazione dei personaggi dozzinale
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