Destinazione: Isola del tesoro (PC)

“Trovare quella nave nell’Oceano è come trovare un uomo onesto in parlamento” (Master & Commander)
a cura di Fabio
Isole caraibiche, imbarcazioni, spiagge bianche e acqua cristallina… ferie ? No… Pirati!!

Il genere piratesco sta attraversando una fase di revival, grazie anche alle spericolate avventure di un certo capitano Sparrow e compagni, ma in realta’ questa ambientazione non e’ mai veramente tramontata, ha subito alti e bassi emergendo periodicamente.
Alla base delle storie di pirati ci sono ovviamente le leggende tramandate nel tempo, ma anche i racconti e i romanzi, come quello da cui e’ tratta la storia di cui ci occuperemo e in questo caso il pedigree e’ innegabile.
Facciamo un po’ di storia: Nel 1883 Robert Louis Stevenson pubblico’ il romanzo per ragazzi “L’isola del tesoro”, ambientato nell’epoca d’oro della pirateria (ovvero la prima meta’ del settecento) in cui il giovane Jim Hawkins (quasi adolescente) vive con la madre vedova che gestisce una locanda sulla costa vicino a Bristol. Il corso degli eventi parte quando il capitano Billy Bones che alloggia alla locanda muore d’infarto lasciando fra i suoi effetti nientemeno che… si, una mappa del tesoro (ora la cosa e’ scontata, ma all’epoca non lo era altrettanto).
La mappa indicava dov’era sepolto il tesoro del Capitano Flint e Jim la mostra ad alcuni aristocratici che finanziano l’impresa, ma fra gli assoldati nella ciurma ci sono dei ceffi poco raccomandabili, tra cui un certo Long John Silver, che faceva parte un tempo della cricca di Flint stesso.
Il rapporto di Jim con Silver e’ controverso, ma si capisce come in fondo ci sia amicizia fra i due.
L’avventura si dipana fra ammutinamenti, duelli e verita’ rivelate fino all’epilogo di cui non vi sveliamo nulla se non avete letto il libro o visto una delle trasposizioni cinematografiche (tra cui consigliamo due produzioni Disney, una degli anni sessanta e l’altra recente perche’ del 2002, ovvero la versione fantascientifica “Il pianeta del tesoro”, davvero gustoso).

«Quindici uomini sulla cassa del morto, oh-yo! E una bottiglia di rum per conforto»
(La “canzone dei pirati” de L’isola del tesoro)

La nostra storia, invece, parte quando sono passati alcuni anni dalla fine del romanzo originale; ora Jim e’ un ragazzo di belle speranze, che non ha perso pero’ il gusto per l’avventura e il desiderio di confrontarsi con l’ignoto.
Avendo sistemato le cose dal punto di vista economico per la madre, sente il bisogno di guardare avanti, soprattutto fuori dal paese in cui si trova, il richiamo della foresta tropicale e’ forte e ben presto decide di acquistare un’imbarcazione facendo vela per le indie orientali.
Una mattina con sua sorpresa entra dalla finestra il pappagallo di Silver che ha un messaggio del suo padrone; a quanto pare si trova sull’isola Esmeralda, dove giace un nuovo favoloso tesoro e chiede l’aiuto di Jim con urgenza, perche’ altri pirati con intenzioni poco amichevoli sono sulle tracce di queste ricchezze.
Se Jim non cogliesse al volo l’invito potremmo salutarci qui, eccoci invece sulle bianche sabbie dell’isola Esmeralda, non avendo altro da fare che guardarci intorno, perche’ in effetti non abbiamo movimento completamente libero nell’ambiente che ci circonda, il cursore cambia a seconda di cio’ che incontra e in base alle azioni che potremo compiere, fra cui le direzioni da seguire con il click del tasto sinistro del mouse.

Il comparto tecnico

L’aspetto grafico e’ decisamente piacevole, anche se non possiamo gridare al miracolo, e ricorda avventure di un certo retaggio quali Myst e i piu’ recenti Zork.
La sensazione a dire il vero e’ quello di fare uso di foto virtuali (anche se si percepisce chiaramente di vedere scenari digitali) come quelle che talvolta si possono incontrare navigando in internet e realizzate con fotocamere a 360 gradi.
Si tratta di confrontarci con una serie di enigmi (altra similitudine con Myst o anche Amerzone se vogliamo) che seguono per la verita’ una logica tutta particolare, spesso viziata da quello che la mente bacata di un vecchio pirata pieno di Rum potrebbe partorire, anche perche’ la traccia che seguiremo altro non sara’ se non una sorta di filastrocca/poema che si aggiornera’ mano a mano che risolveremo i vari step muovendoci per l’isola nella speranza di incontrare Silver e raggiungere il tesoro.
Il sistema di controllo e’ piuttosto intuitivo e comandato interamente dal mouse, con il tasto sinistro eseguiamo le azioni e ruotiamo la visuale nell’ambiente circostante, mentre con il tasto destro accediamo al capiente e versatile inventario, capiente perche’ consta di varie “tasche” o sezioni, versatile perche’ ci viene permesso non solo di esaminare gli oggetti in nostro possesso e di correlarli fra loro, ma anche di smontarne alcuni e di assemblare le parti di un oggetto smontato con quelle di un altro ancora.
E’ anche presente un sottogioco nel quale si possono imparare una serie di nodi marinari.
Dal punto di vista sonoro rileviamo una sufficienza risicata, in quanto gli effetti sonori sono piuttosto sparuti e la musica di sottofondo ha toni spesso eccessivamente epici e dopo un po’ si ha la tentazione di cercare il comando per toglierla, benche’ non sia troppo invadente.

Un gioco un po’ zoppo, come capita di vedere nei porti dei pirati

Non si sente, per dirla tutta, l’atmosfera concreta di una storia di pirati, quanto il far parte di quello che in fin dei conti era il romanzo di Stevenson, una storia pensata per i ragazzi e per questo alle volte cartoonesca; tutto questo puo’ non essere un limite o una critica perche’ appare evidente che sia la scelta operata dai creatori del gioco, ma almeno a me ha dato la sensazione che sia un lavoro privo di un’identita’ ben definita.
In questo periodo due sono i generi ad essere a rischio estinzione: i simulatori di volo bellici e le avventure, quindi ben vengano nuove produzioni, specialmente ad un prezzo abbordabile gia’ alla prima uscita.
In definitiva una discreta avventura, in cui si e’ sentita specialmente, lo diciamo in dirittura finale, la mancanza di strade alternative, di modi differenti dal plot predefinito per risolvere un enigma o raggiungere un luogo inizialmente inaccessibile, troppo spesso si sente chiaramente di essere su binari obbligati e su un treno che non ammette variazioni; oggi come oggi e’ lecito aspettarsi di piu’.
Ma ricordiamo, le avventure che escono nell’arco di un anno sono davvero poche, per cui non possiamo e non vogliamo sconsigliarne l’acquisto, ma al tempo stesso non possiamo non evidenziarne le pecche.
Va detto anche che dal punto di vista tecnico e provando il gioco su configurazioni modeste non si sono riscontrati problemi ne’ bug di sorta, il che rende merito al codice soprattutto nella sua versione definitiva di vendita al pubblico.

  • Grafica gradevole
  • Controllo intuitivo
  • Gestione inventario avanzata
  • Sonoro e musica non all’altezza
  • Mancanza di soluzioni alternative al plot principale