Call of Duty: Modern Warfare 2 (Xbox 360)
Atteso da molti con trepidazione, Modern Warfare 2 è il seguito di uno dei titoli della saga Call of Duty forse più riuscito, capace tutt’oggi di vantare un’attivissima comunità di giocatori. Definito “stupendo” sotto molteplici punti di vista, il predecessore ha rappresentato una scommessa che la Infinity Ward è riuscita a vincere in maniera egregia, settando degli standard non solo nella serie, ma proprio nel genere a cui appartiene. Certo, date le premesse, riuscire a mirare ancora più in alto non era impresa affatto semplice, ma un fatturato di quasi un miliardo di dollari, generato piazzando 15 milioni di unità in soli due mesi, dimostra che senza ombra di dubbio il successo di vendite sia stato perlomeno bissato. Quanto di questo successo sia derivato in realtà dallo sfruttamento di una IP oramai consolidata, da una pubblicità martellante e dalle contestazioni che ne hanno accompagnato l’uscita è argomento di questa recensione. Iniziamo potendo affermare che la Infinity Ward ha sicuramente dimostrato di aver tenuto conto delle richieste dei fan del capitolo precedente: oltre alle consuete modalità Campagna e Multiplayer, in Modern Warfare 2 è stata introdotta la possibilità di giocare affiancati da un proprio amico nella inedita modalità cooperativa denominata Special Ops.
La storia di cui saremo protagonisti ha il sapore di un’avventura decisamente a là Metal Gear: l’ombra di una cospirazione fantapolitica, che vede antagoniste gli Stati Uniti d’America e la Russia, sta per trascinare il globo intero in uno stato ben più cupo di un nuovo conflitto mondiale. Trama interessante, certo. Peccato che funga solo da palcoscenico per un pasticciato dramma epico in cui personaggi poco carismatici e dallo spessore di un francobollo entrano in scena in un susseguirsi di situazioni già viste, con un ritmo narrativo scandito dallo schema più banale degli FPS: alternanza di filmati non interattivi e azione giocata. Desolante risulta il paragone con il predecessore, capace di offrire un’esperienza densa di emozioni, nella quale si veniva risucchiati al centro dell’azione attraverso delle ottime scelte narrative ed indimenticabili per il genere di cui fa parte. In questo capitolo la Infinity Ward sembra aver voluto rischiare meno, portando a livelli quasi esilaranti il riciclo dei colpi di scena. Menzione a parte, invece, è per la contestatissima scena che ha valso al titolo la rimozione dagli scaffali dei negozi in Russia. Una singola missione che lo stesso gioco ci permetterà di bypassare nel caso fossimo troppo “impressionabili”. Una piccola (e breve) “perla” narrativa nel quadro generale della storia che ci vedrà schierati nella parte dei terroristi durante un’esecuzione di massa di inermi civili nel terminal dell’aereoporto di Mosca. Cinque, forse dieci minuti in cui il suono sordo dei proiettili coprirà le urla di coloro che cercheranno la fuga innanzi al vostro gruppo. Nessun obiettivo reale, nessun reward: la violenza rappresentata al suo stato più crudo e cupo. Una violenza svuotata da una qualsivoglia “utilità”, insensata come si manifesta nel mondo in cui viviamo. E’ probabilmente questo il picco più alto che l’intero svolgersi della trama riesce a toccare. A risollevare le sorti di questo scenario, un motore grafico di elevata qualità. Non tecnico o “ricco” come altri titoli per la stessa piattaforma (ovvio, mi sto riferendo a Killzone 2 e Uncharted 2), ma plasmato secondo delle scelte ben precise atte ad aumentare il coinvolgimento del giocatore. Fluidissimo e dotato di un’illuminazione notevolmente più profonda rispetto al capitolo precedente, il comparto tecnico immerge il giocatore in un’azione rapida ed adrenalinica, allietandolo e mantenendo alto l’interesse con scenari molto diversi tra loro. Un ottimo compromesso tra estetica e performance davvero efficace, che la Infinity Ward ha saputo sfruttare egregiamente nei vari contesti proposti dalla trama. Qualche texture un pò meno definita e rarissimi rallentamenti non minano l’eccellente risultato. Notevole è anche il comparto audio, capace di trascinarci nel “conflitto” con gli ottimi effetti sonori delle armi a da fuoco e delle esplosioni, accompagnati dall’azzeccata colonna sonora ad opera del quantomai celebre Hans Zimmer. Fulcro principale del gameplay è ovviamente il susseguirsi degli scontri, il cui ritmo serrato viene alternato ad appaganti sezioni stealth. Avanzando e sputando piombo, orde ben nutrite di avversari si faranno strada verso di voi guidate da un’intelligenza artificiale dignitosa ma che non brilla di certo per innovazione. Lo scripting degli eventi nelle missioni risulta presente ma non eccessivamente invasivo, segnando (finalmente) un passo avanti nella serie: l’abbandono del respawn infinito dei nemici. In questo capitolo la vera difficoltà è di natura “posizionale”, la differenza tra vita e morte sarà decisa dalla vostra capacità di ripararvi dietro quello che lo scenario ha da offrire come copertura. Conferma di questa scelta il “segnalatore di danno ricevuto”, rappresentato da una invadente macchia di sangue sugli occhi che vi lascerà alla mercè del fuoco avversario per svariati secondi. Una brevità disarmante della modalità Campagna, che si attesta su una media di cinque ore, lascia lo spazio al cliffhanger, scontato, per un probabile seguito.
Novità introdotta nella serie, la modalità Special Ops è una collezione di brevi missioni che, come un piccolo buffet, permettono di poter assaggiare le diverse situazioni del gioco. Si passa dalla difesa di posizione alle corse a tempo, dalle irruzioni alle immancabili sezioni stealth. Tutte proponendo tre livelli di incrementale difficoltà e affrontabili da soli o con un compagno, sia offline che online. E’ un’ottima introduzione che ha un duplice effetto: “prepara” e completa il percorso dalla Campagna alle sfide Multiplayer, supplendo alla grave carenza di longevità della modalità giocatore singolo. Divertente (soprattutto in due) riesce a mantenere anche un alto livello di sfida: completare tutte le missioni al massimo setting di difficoltà è davvero un’impresa ardua. Confermando nulla di nuovo dal punto di vista comportamentale degli avversari, anche qui nelle missioni basate sullo scontro diretto la tattica migliore sarà quella della copertura. Tattica resa maggiormente efficace dalla posizione immutata nella quale i nemici faranno la loro comparsa nella missione. Decisamente non una modalità eterna, rimane una interessante “divagazione sul tema” e lascia perplessi: l’unica sostanziale differenza tra le Special Ops e la Campagna è rappresentata dalla mancanza di alcune parti scriptate e dai filmati d’intermezzo.
Punta di diamante di Modern Warfare 2, la modalità Multiplayer estende e migliora incredibilmente quella introdotta nel suo predecessore. Due team, per un totale di 18 elementi, si scontrano in uno dei 16 scenari a disposizione secondo le regole delle numerose varianti di gioco disponibili. Ogni partita giocata fornirà dei punti esperienza in base alle proprie performance che andranno ad aumentare il “grado” del proprio alter ego e/o a sbloccare nuove features. Il quantitativo di armi è impressionante, diversificato per tipologia e “upgradabile” in svariate maniere. Le abilità (Perks) combinabili sono numerose ed anch’esse possono essere migliorate con l’utilizzo. Ai già noti Killstreaks (bonus speciali di devastante efficacia fruibili solo dopo una serie di uccisioni) del primo capitolo si affiancano i nuovissimi Deathstreaks, bonus attivati dopo una serie di morti consecutive: un ottimo escamotage attraverso il quale la Infinity Ward è riuscita a bilanciare gli scontri tra i veterani della serie ed i giocatori novizi. La sterminata offerta nella customizzazione di armi ed abilità fornisce una notevole varietà agli scontri e mantiene alta la voglia di “fare una partita in più” anche solo per sbloccare nuove ricompense. Come se questo già non bastasse a tenervi incollati al pad, la meccanica di gioco è davvero appagante. La conoscenza della mappa, l’uso sapiente del proprio arsenale e l’organizzazione di un team sono le determinanti per le sorti di uno scontro. Il motore grafico fluido in ogni circostanza ed il sistema di controllo estremamente preciso sono ciliegine su una torta già squisita. Una navigazione intuitiva dell’interfaccia ed un’ottima integrazione con la XMB (mai vista in nessun altro titolo fin d’ora) completano il quadro generale di una modalità costruita con maestria e cura del dettaglio. Rari casi di latenza durante le partite non abbassano di certo l’ottima esperienza offerta dal multiplayer.
Come accade in alcuni casi, anche Modern Warfare 2 fa parte di quella schiera di titoli difficili da poter giudicare, presentando una medaglia a due facce ben diverse tra loro. Da una parte l’online, modalità di ottima fattura sulla quale sembra essersi incentrato quasi tutto il totale sviluppo del gioco. Parliamoci chiaro: il successo enorme nel campo multiplayer di Call of Duty 4, le scelte effettuate per il motore grafico, la rifinitura delle meccaniche e l’estrema cura della sua realizzazione sono tutte frecce che puntano nella direzione della sola modalità multigiocatore. Dall’altra la componente offline, composta da un patchwork di idee già viste, narrate in maniera approssimativa con una sola gemma che spicca nel mezzo dei restanti cocci di vetro. Una componente poco longeva e ancor meno dissimile da una serie di missioni slegate tra loro per contesto e ambientazione. Forse la Infinity Ward ha deciso di non voler rischiare troppo e di fare semplicemente leva su quanto di buono si potesse ereditare dal capitolo precedente. In sostanza, non rivoluziona come il predecessore ma del menù completo che offre, migliora solo il piatto forte. Chi è costretto a fermarsi all’antipasto forse farebbe meglio a cambiare ristorante.

- modalità online eterna
- gameplay in generale
- ottimo comparto audio
- modalità offline striminzita
- trama narrata in modo pessimo
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