BlackSite (Xbox 360)
Eccomi mi qua ad impugnare il pad per giocarmi e gustarmi un altro FPS, un altro FPS basato sul Unreal Engine 3, un altro FPS con Americani contro Iracheni occultatori di armi chimiche/batteriologiche.
La cosmesi grafica è alternarsi di toni freddi e toni caldi: per rendere le idee più chiare, sembra di giocare a Gears of War quando ci si ritrova in ambienti interni, mentre ricorda Ghost Recon: Advance Warfighter per le ambientazioni esterne dove il caldo del Nevada ricorda molto le ambientazioni “calienti” del titolo della serie Tom Clancy. Purtroppo sono da riportare alcuni problemi. un frame rate che per buona metà del gioco è più che ottimo, per poi divenire quasi scandaloso verso la fine del gioco, con scatti anche in presenza di pochi avversari e crolli drammatici nelle ultimissime scene. Resta il dubbio che questo motore non sia ottimizzato per console visto che a volte gestisce mostri immensi in ampi spazi mentre cede in presenza di pochi nemici. Peccato per un gioco che fino a pochi mesi fa sembrava essere un ottimo esponente dell’utilizzo del UE3.
I personaggi sono ben modellati e mai del tutto anonimi, sebbene stereotipati. La cosa che fa un po’ storcere il naso è che, nonostante sia stata rimandata l’uscita di diversi mesi, mancano alcuni accorgimenti importanti. Alcuni esempi sono la persenza di ombre scalettate su corpi ben modellati, oppure ottime animazioni ma alcune totalmente assenti (i compagni quando “salgono” sulla jeep scompaiono letteralmente quando sono a 2-3 metri per ritrovarsi al loro posto all’interno).
Sono presenti alcuni bug nel gioco: per colpa di uno di questi, in un’occasione ho dovuto ricaricare il gioco precedentemente ad un battaglia campale, dato che mi si era perso il compagno per l’apertura di una porta!
Le vicende sono narrate con numerose scene di intermezzo in real time, all’interno delle quali è possibile muoversi mentre ci istruiscono con nuovi ordini o facendo il punto della situazione. La storia è curata da Susan O’Connor, responsabile della sceneggiatura di Gears of War e, pur non essendo niente di sensazionale, è comunque interessante.. come sempre quando c’è di mezzo la celeberrima Area 51!
Si passa da una velata critica all’operato internazionale in Iraq, alle scomode voci degli esperimenti su umani fino ad arrivare al pazzo che vuole rovinare il mondo per vendetta personale. Il finale del gioco dà per scontato l’arrivo di un ulteriore capitolo di questa saga.
Il gioco ha una mappatura del pad abbastanza classica con il dorsale destro impiegato per i comandi della squadra, che risultano essere comunque poco utili, tanto che in molti casi il comando è utilizzato esclusivamente per aprire porte o attivare ascensori.
La caratterizzazione dei personaggi secondari è ben costruita e il parlato completamente in italiano aiuta ad apprezzare le frasi che i nostri commilitoni utilizzano nelle rare pause in cui sognano di guidare lungo una highway americana o di cercar fortuna al casinò del Ceasar Palace. Molto divertente è un intermezzo proprio all’inizio del gioco dove, appena preso possesso della torretta mitragliatrice di un Hammer, pronto a far briciole di iracheni, la jeep si ferma perché… Bhè giocateci per scoprirlo!
La AI dei compagni e dei nemici è, purtroppo, scriptata alla nostra posizione: superando un dato punto si attivano eventi che favoriscono l’ingresso dei nemici e mi è capitato molto spesso di essere attaccato da nemici che escono da una stanza già controllata o da porte che mi si sono chiuse dietro. Le routine di attacco dei nemici sono abbastanza semplici: si gettano disperatamente verso di noi, saltando da un riparo all’altro; non ho notato particolari tattiche di accerchiamento. Aumentando il livello di diffilcotà non sorprende notare che aumenta la mira degli avversari e dimnuisce la nostra resistenza ai colpi e quella dei nostri camerati. In caso di morte di questi ultimi bastera aspettare un poco per vederli rialzarsi e riprendere a combattere.
Nota positiva è che i nemici non continuano a fare respawn fino a quando non raggiungiamo un determinato punto, ma dopo un po’ cessano di arrivare.
Il gioco, a parte il gran finale, non ha veri e proprio boss di fine livello, ma questo è sicuramente il gioco con i boss più mastodontici che si siano mai visti; in particolare uno da sconfiggere con un elicottero è davvero di dimensioni spropositate!
L’atmosfera del gioco è buona, anche se i pg geneticamente modificati non incutono timore, dato che la loro comparsa non è mai veramente inaspettata e i loro pattern di attacco sono molto semplici; ottimo comunque il loro design.
Sembrerebbe che questo gioco sia da buttare completamente; ma pur non essendo lunghissimo, chi ha esperienza in ambito FPS a livello di difficolta normale (denominato Allarme Arancione), riesce a completarlo in 5 ore al massimo. Le volte che sono morto si contano sulle dita di una mano e il gioco regala un po’ di decelebrato divertimento; il ché non vuole essere un critica negativa, ma anzi il contrario.
Il poter intervallare un gioco da “sala giochi” dove si gioca senza troppi tatticismi, dove si può seguire una storia carina con qualche colpo di scena sinceramente inaspettato, può far ricavare uno spazio ad un FPS in una console molto legata al genere, in un periodo libero dai maggiori esponenti del genere (Call of duty 4, Halo3, senza dimenticare il prestigioso Orange Box).
Un ulteriore aspetto presente nel titolo, ma sfruttato in malomodo mentre poteva essere una buona novità nei giochi FPS, è il morale della nostra squadra; in base al nostro atteggiamento in battaglia e della casistica del nostro e/o loro decesso, lo spirito combattivo si alza o si abbassa. Nel primo caso la squadra si arma di coraggio e sarà molto più attiva e aggressiva in battaglia; mentre con il morale basso tenderà a restare nelle retrovie.
Se da un lato questo tipo di valutazione porterà ad avere un atteggiamento impetuoso e ad utilizzare i nostri compagni in maniera attiva e utile (tramite l’utilizzo del famigerato dorsale destro), dall’altro questo si andrà a scontrare con l’inefficacia e la cattiva introduzione dei comandi di squadra. Con un unico pulsante a disposizione (non potevano usare il D-Pad per comandare la squadra con 2-3 comandi base, invece di utilizzarlo per accovacciarsi e cambiare arma?) i commilitoni tendono troppo spesso a gettarsi pericolosamente nella mischia, finendo per essere storditi e con il risultato di vedere abbassto il morale della squadra; dopo poco questa feature sarà presto dimenticata e ci si ritroverà a fare tutto da soli.
Il vero problema di Blacksite: Area 51, similarmente al suo prequel, è che ha sì qualche idea carina, un comparto grafico con alti e bassi, ma il gioco stenta a decollare, nonostante il cambio della tipologia dei nemici, l’alternarsi di sezione a piedi ad altre con jeep (alla guida o al posto di mitragliatore) e di nemici mastodontici. Sembra sempre di essere sul limite di una battaglia da ricordare, di una sezione particolaremente indovinata da raccontare agli amici e nei forum; mentre invece troppo spesso questi momenti si riducono a pochi minuti, lasciando l’amaro in bocca per una possibilità persa. Ad esempio ad un certo punto della storia bisogna proteggere, dal tetto di un palazzo armato di fucile di precisione, la partenza di alcuni feriti da un campo base (o almeno così ci viene riferito, visto che purtroppo in TV io non ho visto niente di tutto questo) dai colpi di alcuni cecchini: bhè quella che poteva essere una sessione impegnativa e divertente si riduce a 6 (sei) nemici, oltretutto scopertissimi, da uccidere.
La componente online del titolo è decisamente migliore, mappe ben strutturate, diverse tipologie di power up, tipologie di modalità standard, non ci sono particolari problemi di lag. L’unico reale problema è che online è difficilissimo trovare qualcuno con cui giocarci!

- gameplay discreto
- frame rate ballerino
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